martedì 24 febbraio 2015

Tartarughe, gli spostamenti ora controllati dai satelliti

Il suo guscio è largo solo 38 centimetri, ma in due mesi ha percorso circa 1.500 chilometri, spostandosi dalle acque della Toscana meridionale all’isola di Capraia, per poi costeggiare la Corsica da nord a sud, attraversare le bocche di Bonifacio e scendere lungo la costa occidentale della Sardegna. Go Go Luce è la tartaruga marina più piccola mai monitorata in Italia attraverso le tecniche del rilevamento satellitare. A studiarla, un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa, a cui la giovane della specie Caretta caretta ha riservato non poche sorprese. Le informazioni ricavate attraverso questo sistema di tracking, servito in passato anche per osservare gli spostamenti delle mante, sono un punto di partenza fondamentale per azioni di conservazione.

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Go Go Luce, la tartarughina seguita dai satelliti
Protezione
«Nonostante la percezione delle persone, oggi le tartarughe sono presenti nel Mediterraneo, anche se minacciate dalle attività umane, prima tra tutte la pesca. Sapere in quali aree si concentrano è il primo passo per proteggerle», spiega Paolo Luschi, docente del dipartimento di biologia dell’ateneo pisano e responsabile del progetto di ricerca sulle tartarughe marine Caresat. Go Go Luce era stata ritrovata dal Corpo Forestale dello Stato vicino all’isola di Montecristo ed era stata poi curata e riabilitata dal Centro recupero tartarughe marine di Talamone, in provincia di Grosseto. Qui, prima del rilascio, i ricercatori pisani avevano fissato sul carapace della tartaruga una trasmittente speciale di soli 49 grammi di peso, che ha permesso di ricostruire la sua rotta.
Go Go Luce
«I comportamenti delle tartarughe marine variano molto in base alla fase della vita in cui si trovano», continua Luschi. «I piccoli con un carapace largo meno di 20 centimetri, per esempio, si spostano molto, ma facendosi trasportare dalle correnti. La cosa sorprendente di Go Go Luce, più grande ma comunque ancora non adulta, sono stati i suoi spostamenti attivi: pensavamo sarebbe rimasta nell’area dove è stata rilasciata, e invece ha percorso quasi 30 chilometri al giorno e frequentato ambienti molto diversi, dalle aree sotto costa a quelle profonde migliaia di metri in mezzo al Mediterraneo», spiega il ricercatore. Altra sorpresa, la permanenza in superficie della piccola Caretta caretta: «È rimasta a galla per intervalli di più di dieci minuti, mentre si ritiene che questi animali marini stiano gran parte del tempo sott’acqua».
Più dati per la conservazione
Una vita in profondità che non salva però le tartarughe marine dalla minaccia della pesca: «Secondo alcune stime, solo nel canale di Sicilia il numero degli esemplari catturati accidentalmente dai pescatori è dell’ordine delle decine di migliaia ogni anno. Possono rimanere intrappolate nelle reti a strascico e non riuscire a risalire in superficie per respirare, oppure ingoiare ami e palamiti e procurarsi così delle ferite». Per fortuna, gli incidenti non sempre sono letali e dopo una permanenza dei centri di recupero molti esemplari possono riprendere il mare. Inoltre, associazioni e volontari sono impegnati per sensibilizzare i pescatori, dando loro istruzioni su come comportarsi in caso si trovino di fronte a tartarughe catturate accidentalmente o ferite.

In attesa di nuovi segnali
I dati raccolti dai ricercatori pisani nell’ambito del progetto Caresat, finanziato dalla Regione Toscana, serviranno come punto di partenza per progetti di conservazione. «Potrebbero essere utili anche per iniziative che migliorino la convivenza tra pesca e protezione delle tartarughe, anche se al momento siamo ancora lontani da azioni di questo tipo». La trasmittente di Go Go Luce ha interrotto le segnalazioni due mesi dopo il suo rilascio. Gli scienziati ipotizzano che in questo periodo freddo la giovane tartaruga passi più tempo in profondità, dove è più difficile per il satellite raggiungere il trasmettitore. «Speriamo che il silenzio si interrompa con l’arrivo di temperature più miti. Abbiamo già pronti altri due dispositivi: a primavera inoltrata li applicheremo su altre due tartarughe». Il gruppo di Paolo Luschi studia le tartarughe da più di venti anni, quelle del Mediterraneo da quasi dieci, ma i dati a disposizioni ancora non permettono di poter fare generalizzazioni sul comportamento di questi animali. «Anche le informazioni relative al comportamento di Go Go Luce sono sorprendenti, ma riguardano un solo individuo. Per questo è importante andare avanti con la ricerca»


www.corriere.it

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