domenica 10 aprile 2016

L’uomo che salva tartarughe sogna un parco tutto per loro

A Castelnuovo Bormida “Tartamondo” accoglie 200 esemplari
Bettino, un Geochelone sulcata del Sud Sahara, all’oasi da 8 anni

04/04/2016
CASTELNUOVO BORMIDA (AL)
La nonnina del gruppo è Aisha, 80 anni, lasciata qui dalla sua proprietaria quasi coetanea che l’aveva fin da bambina ma non poteva più prendersene cura. Pagoda nel carapace deforme ha i segni della sua vita accidentata, 20 anni al buio in una vaschetta di plastica. Ma nel cuore di Rino Sauta un posto speciale lo occupa Afrodite. «È con me da 16 anni, la prima - spiega -. Una conoscente non voleva più saperne, non l’avessi presa l’avrebbe buttata nel water. Nel water, capisce? Realizzai che dovevamo fare qualcosa». Aisha è una «Testudo hermanni boettgeri», Pagoda e Afrodite sono acquatiche «Pseudemys», le più vendute in Italia.  


I profani le chiamerebbero solo tartarughe ma qui a Tartamondo, nella piana di Castelnuovo Bormida, in provincia di Alessandria, ogni ospite ha un’identità ben precisa. Non tutte hanno un nome, visto che sono 200, di terra e d’acqua dolce, ma di loro Rino, che per pura passione le accoglie da ogni angolo d’Italia, quando c’è chi non sa più che farne o le forze dell’ordine le sequestrano, sa tutto: le cura, le alimenta, crea per loro habitat su misura, ne studia il comportamento. Le veglia d’inverno, quando vanno in letargo, da cui usciranno a giorni. Se gli si chiede di spiegare cosa sia Tartamondo, ci pensa su, poi dice: «È un’oasi, un rifugio, un’arca di Noè. Una realtà unica in Italia per tutelare le tartarughe, autoctone ed esotiche, rettili antichi, acuti, sensibili, affettuosi».  


Ed è un sogno: quello di un parco a tema - «ci servirebbe almeno un ettaro» - dove ampliarsi, creare percorsi didattici, realizzare un museo, aprirsi al pubblico con un triplo scopo: salvaguardare dal rischio estinzione le specie autoctone, sia testuggini (così si chiamano correttamente quelle terrestri) che tartarughe d’acqua dolce, educare, creare lavoro. «All’estero sono realtà consolidate. Noi abbiamo bussato a tante porte ma ce le hanno chiuse tutte in faccia, Comuni, Province, Regioni». Non c’è nulla di improvvisato, non c’è business.  


Sauta, 43 anni, siciliano di Belpasso con un lavoro da impiegato ad Alessandria, in realtà è erpetologo, studioso di rettili laureato in Biologia, folgorato dalle tartarughe nei suoi lontani 10 anni. Sulle pendici dell’Etna, incontrò una testuggine senza una zampetta: «Passai la giornata a guardarla». Lì è germogliato il progetto di questo “pasionario”, che ha dovuto aspettare il Duemila - e l’arrivo di Afrodite, «impagabile, le manca la parola» – per creare il primo nucleo dell’oasi a Quargnento, Piemonte. Da lì a Castelnuovo, nel 2012, in un terreno tutto suo accanto a casa, dove in 2 mila metri quadri all’aria aperta, lui e la moglie Yvonne, botanica, hanno realizzato mini habitat, tra prati e laghi, per dividere le tartarughe in base al continente di provenienza: Africa, Europa, Asia, America, Oceania. Eccolo, il Tartamondo, che dal 2010 è una onlus con 75 soci e una vasta attività di accoglienza e rifugio per rettili (ci sono anche serpenti, camaleonti, gechi, iguane) di livello nazionale, garanzia per le forze dell’ordine. 


«Sono 143 gli animali sequestrati, specie dal Corpo forestale, che abbiamo in custodia, oltre a quelli che ci vengono portati da chi non può più tenerli. Un team di veterinari specializzati collabora con noi. Abbiamo aiutato 25 mila tartarughe, molte date in adozione, realizzato 8 mila ore di sensibilizzazione, siamo associati alla Fiadaa di Michela Vittoria Brambilla. Seguiamo tanti progetti: a breve reinseriremo 15 rare tartarughe palustri Emys orbicularis nel Parco del Po». 


Un’attività che Tartamondo porta avanti sola, con l’aiuto di soci, 5 per mille e la vendita di qualche gadget (www.tartamondo.it): non un euro dalle istituzioni. «Questa non è solo passione, è la mia vita - spiega Rino -. Ma le tartarughe sono sempre di più, gli spazi sempre meno, sta diventando difficile fare tutto, rispondere alle richieste. Ci fosse un ente disposto ad aiutarci, a concederci spazi adeguati, andremmo ovunque». Lui, Afrodite, Aisha e le altre.  

https://www.lastampa.it/

martedì 24 febbraio 2015

Tartarughe, gli spostamenti ora controllati dai satelliti

Il suo guscio è largo solo 38 centimetri, ma in due mesi ha percorso circa 1.500 chilometri, spostandosi dalle acque della Toscana meridionale all’isola di Capraia, per poi costeggiare la Corsica da nord a sud, attraversare le bocche di Bonifacio e scendere lungo la costa occidentale della Sardegna. Go Go Luce è la tartaruga marina più piccola mai monitorata in Italia attraverso le tecniche del rilevamento satellitare. A studiarla, un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa, a cui la giovane della specie Caretta caretta ha riservato non poche sorprese. Le informazioni ricavate attraverso questo sistema di tracking, servito in passato anche per osservare gli spostamenti delle mante, sono un punto di partenza fondamentale per azioni di conservazione.

shadow carousel
Go Go Luce, la tartarughina seguita dai satelliti
Protezione
«Nonostante la percezione delle persone, oggi le tartarughe sono presenti nel Mediterraneo, anche se minacciate dalle attività umane, prima tra tutte la pesca. Sapere in quali aree si concentrano è il primo passo per proteggerle», spiega Paolo Luschi, docente del dipartimento di biologia dell’ateneo pisano e responsabile del progetto di ricerca sulle tartarughe marine Caresat. Go Go Luce era stata ritrovata dal Corpo Forestale dello Stato vicino all’isola di Montecristo ed era stata poi curata e riabilitata dal Centro recupero tartarughe marine di Talamone, in provincia di Grosseto. Qui, prima del rilascio, i ricercatori pisani avevano fissato sul carapace della tartaruga una trasmittente speciale di soli 49 grammi di peso, che ha permesso di ricostruire la sua rotta.
Go Go Luce
«I comportamenti delle tartarughe marine variano molto in base alla fase della vita in cui si trovano», continua Luschi. «I piccoli con un carapace largo meno di 20 centimetri, per esempio, si spostano molto, ma facendosi trasportare dalle correnti. La cosa sorprendente di Go Go Luce, più grande ma comunque ancora non adulta, sono stati i suoi spostamenti attivi: pensavamo sarebbe rimasta nell’area dove è stata rilasciata, e invece ha percorso quasi 30 chilometri al giorno e frequentato ambienti molto diversi, dalle aree sotto costa a quelle profonde migliaia di metri in mezzo al Mediterraneo», spiega il ricercatore. Altra sorpresa, la permanenza in superficie della piccola Caretta caretta: «È rimasta a galla per intervalli di più di dieci minuti, mentre si ritiene che questi animali marini stiano gran parte del tempo sott’acqua».
Più dati per la conservazione
Una vita in profondità che non salva però le tartarughe marine dalla minaccia della pesca: «Secondo alcune stime, solo nel canale di Sicilia il numero degli esemplari catturati accidentalmente dai pescatori è dell’ordine delle decine di migliaia ogni anno. Possono rimanere intrappolate nelle reti a strascico e non riuscire a risalire in superficie per respirare, oppure ingoiare ami e palamiti e procurarsi così delle ferite». Per fortuna, gli incidenti non sempre sono letali e dopo una permanenza dei centri di recupero molti esemplari possono riprendere il mare. Inoltre, associazioni e volontari sono impegnati per sensibilizzare i pescatori, dando loro istruzioni su come comportarsi in caso si trovino di fronte a tartarughe catturate accidentalmente o ferite.

In attesa di nuovi segnali
I dati raccolti dai ricercatori pisani nell’ambito del progetto Caresat, finanziato dalla Regione Toscana, serviranno come punto di partenza per progetti di conservazione. «Potrebbero essere utili anche per iniziative che migliorino la convivenza tra pesca e protezione delle tartarughe, anche se al momento siamo ancora lontani da azioni di questo tipo». La trasmittente di Go Go Luce ha interrotto le segnalazioni due mesi dopo il suo rilascio. Gli scienziati ipotizzano che in questo periodo freddo la giovane tartaruga passi più tempo in profondità, dove è più difficile per il satellite raggiungere il trasmettitore. «Speriamo che il silenzio si interrompa con l’arrivo di temperature più miti. Abbiamo già pronti altri due dispositivi: a primavera inoltrata li applicheremo su altre due tartarughe». Il gruppo di Paolo Luschi studia le tartarughe da più di venti anni, quelle del Mediterraneo da quasi dieci, ma i dati a disposizioni ancora non permettono di poter fare generalizzazioni sul comportamento di questi animali. «Anche le informazioni relative al comportamento di Go Go Luce sono sorprendenti, ma riguardano un solo individuo. Per questo è importante andare avanti con la ricerca»


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sabato 25 agosto 2012

Si rompe pacco postale, escono mille tartarughe Il negoziante denunciato per maltrattamenti


Erano state spedite dagli Usa senza cibo né acqua. Forse dovranno essere soppresse: l'importazione è a numero chiuso

Trachemys scripta scriptaTrachemys scripta scripta
MILANO - Il pacco si è rotto tra le mani del corriere e ne sono saltate fuori 1.187 tartarughine d’acqua dolce, alcune morte, quasi tutte le altre miracolosamente sopravvissute alla traversata transoceanica, ma in pessime condizioni. Erano state spedite dagli Stati Uniti in un pacco qualunque, senza nessun segnale che avvertisse che conteneva animali vivi. Le povere bestiole erano sigillate in scatolette di plastica, senza cibo né acqua. Destinazione un negozio di animali, il cui proprietario è stato denunciato per maltrattamenti. Ora sarà il giudice a dover decidere la sorte delle tartarughine sopravvissute (37 sono morte): se andranno soppresse tramite congelamento perché pericolose per l'ecosistema o se potranno essere messe «in adozione».
Un pacco pieno di tartarughine Un pacco pieno di tartarughine    Un pacco pieno di tartarughine    Un pacco pieno di tartarughine    Un pacco pieno di tartarughine    Un pacco pieno di tartarughine

Le tartarughine affidate al Wwf di VanzagoLe tartarughine affidate al Wwf di Vanzago
SPECIE INFESTANTE - Il problema è che appartengono a una razza, la Trachemys scripta scripta, che in Lombardia è inserita nella lista nera delle «specie alloctone oggetto di contenimento ed eradicazione». Si tratta di una lista prevista dalla legge regionale «Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea» (allegato D della Dgr 24/7/08 n° 8/7736 - Lr 10 del 31 marzo 2008). La loro importazione è a numero chiuso: sono ritenute pericolose, perché in grado di alterare l’ecosistema naturale. Tuttavia in merito si attendono accertamenti perché, secondo il Wwf, le tartarughine in questione sono della varietà «orecchie gialle», meno infestante delle cugine a «guance rosse», le Trachemys scripta elegans, con cui vengono spesso confuse.

Il pacco con le scatolette di plastica (Omnimilano)Il pacco con le scatolette di plastica (Omnimilano)
IL PACCO CADUTO - A scoprire (per sbaglio) le tartarughe è stato il corriere che doveva occuparsi dell’ultima parte del loro lungo viaggio dal Nordamerica, dopo uno scalo a Roma. Mercoledì in un magazzino in via dei Rovedi a Pregnana Milanese, senza volere ha fatto cadere il pacco postale e, quando ne è saltato fuori il contenuto, ha avvisato la polizia locale. I vigili hanno allertato il pubblico ministero di turno a Milano Paola Biondolillo, che ha disposto il sequestro delle tartarughe sopravvissute, affidandole temporaneamente all’Oasi Wwf Bosco di Vanzago, in cui è attivo il Centro di recupero animali selvatici. Le 115o tartarughine superstiti, che hanno le dimensioni di una moneta da due euro, sono affidate alle cure degli esperti del Wwf: sono state sfamate e rimesse in acqua e appaiono in buone condizioni di salute.
«COSTAVA TROPPO» - Il negoziante a cui erano destinate è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di maltrattamento di animali e rischia anche un’imputazione per importazione illegale da parte della Forestale. Quanto alle condizioni delle tartarughe inviate per posta, il commerciante si è giustificato, dicendo che la spedizione con tanto di vaschette contenenti acqua gli sarebbe «costata troppo», a causa del peso maggiore del pacco. La polizia locale sta svolgendo, inoltre, indagini per ricostruire l’intero percorso compiuto dalle tartarughe, identificare eventuali complici del negoziante e impedire la reiterazione del reato. Il sequestro è stato convalidato dal gip Anna Maria Zamagni, che nei prossimi giorni dovrà decidere sull'eventuale soppressione.

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venerdì 17 agosto 2012

Brindisi, sub 71enne rischia di annegare "Trascinato giù da una tartaruga marina"



Brindisi, sub 71enne rischia di annegare "Trascinato giù da una tartaruga marina" 
"Ha afferrato una pinna e mi ha trascinato in profondità", ha raccontato l'uomo dopo essere stato salvato da un bagnino nelle acque di Savelletri di Fasano.
Dopo essere stato salvato in mare questa mattina, un sub 71enne che ha rischiato l'annegamento nelle acque di Savelletri di Fasano (Brindisi), ha raccontato ai militari della guardia costiera di essere stato afferrato per una pinna da una tartaruga marina che lo ha trascinato sul fondale. L'uomo, originario di Locorotondo (Bari), è ora ricoverato all'ospedale di Ostuni (Brindisi) e non è in gravi condizioni. E' stato avvistato, mentre si sbracciava e urlava a 200 metri dalla riva, dal bagnino della spiaggia privata della struttura ricettiva Masseria San Domenico, Antonio Proto, che si è avvicinato al 71enne che praticava pesca subacquea in apnea e lo ha condotto a riva. I fatti poi li ha ricostruiti lo stesso pescatore agli uomini della Capitaneria di porto di stanza a Savelletri che sono intervenuti dopo l'allarme dato dall'addetto al salvataggio del lido. Ora il sub è sotto osservazione per via di una quantità ritenuta non significativa di acqua finita nei polmoni.


http://www.unionesarda.it/

sabato 30 giugno 2012

È morto a 100 anni «Lonesome George» L'ultima tartaruga delle Galapagos


Era l'unico esemplare rimasto della sua specie
L'attesa di un erede si è sempre rivelata vana


Alla fine, Lonesome George (George il solitario), è morto scapolo, a cent’anni. Se ne va per cause ancora da chiarire, l’ultimo esemplare maschio della specie di «Geochelone abingdoni», le tartarughe giganti dell’isola di La Pinta, alle Galapagos – nel Pacifico, a mille chilometri dalle coste dell’Ecuador. La razza si riteneva estinta finché, nel 1972, non fu trovato George, che viveva solo soletto sull’isola. In poco tempo era diventato una delle icone più famose degli ambientalisti. Gli scienziati non si erano mai dati per vinti riguardo all’estinzione di questa specie. Tentare di trovargli degli eredi era diventato un simbolo della lotta per la salvaguardia della biodiversità sull’isola. Nel 1993 si era anche cercato di farlo accoppiare con due tartarughe femmine di una diversa sottospecie. Ma l’attesa di un tartarughino o di una tartarughina si è sempre rivelata vana.
DA DARWIN ALLE FOLLE DI TURISTI - Le tartarughe giganti delle Galapagos, che possono vivere fino a 200 anni, sono state tra le specie che aiutarono Charles Darwin a elaborare la sua teoria sulla evoluzione, nel XIX secolo. Adesso la scomparsa della tartaruga avrà probabilmente un impatto anche sull’economia locale. «Jorge el solitario», come veniva chiamato affettuosamente sull’isola, attirava ogni anno migliaia di turisti: oltre 180 mila solo nel 2011. Ora il Parco Nazionale delle Galapagos sta valutando l’opportunità di imbalsamare il corpo di George, in modo che possa comunque essere visto dai turisti. Un portavoce del Parco nazionale delle isole ha spiegato che si farà un esame necroscopico sul cadavere della testuggine per capire quale sia la causa esatta della sua morte.
www.corriere.it

venerdì 29 giugno 2012

Tartaruga-alligatore trovata nel Milanese

L'animale, originario del Centro America e pericoloso per l'uomo, trovato in una zona agricola

La tartaruga alligatore trovata a Binasco (Fotogramma)La tartaruga alligatore trovata a Binasco (Fotogramma)
MILANO - Un esemplare di tartaruga alligatore (Macroclemys temminckii), una delle specie d'acqua dolce più grandi del mondo (può arrivare a 100 chili di peso), è stato trovato domenica da un agricoltore nelle risaie al confine tra Milano e Binasco. Il rettile, la cui commercializzazione e detenzione è vietata in Italia e punita con multe fino a 100 mila euro, perché l'animale è considerato pericoloso per l'uomo (leggi l'intervento di Danilo Mainardi), è stato portato al sicuro da Luca Re, veterinario che in città gestisce un pronto soccorso per animali esotici. «Non avevo mai visto un esemplare di tartaruga alligatore in città - spiega -. Appartiene alla famigliaChelydridae, che comprende anche la tartaruga azzannatrice. Sono animali che vivono nelle acque paludose della Florida».
Una tartaruga alligatore nel Milanese
WWW.corriere.it

martedì 24 aprile 2012

Cura delle tartarughe: i corsi gratuiti di Viridea

Le tartarughine, terrestri o acquatiche che siano, sono creature davvero incantevoli, ma che fatica prendersi cura di loro nel modo più giusto! Per aiutare mamma e papà e i loro piccoli a prendersi cura della tartaruga di casa, la catena dedicata al fai da te e al bricolage Viridea offre a tutti i clienti un corso gratuito realizzato in collaborazione di Askoll. I corsi si terranno in tutta Italia a partire dal 28 aprile e ogni centro Viridea seguirà un incontro preciso organizzato in una giornata e in un paio di ore del mattino o del pomeriggio. Il corso, offerto a tutti i presenti, sarà un modo utile e finalmente concreto per approfondire le caratteristiche e la corretta cura delle tartarughe acquatiche e terrestri grazie alla collaborazione di un esperto Askoll che seguirà i corsisti rispondendo a tutte le loro domande e le loro perplessità. Il corso permetterà a tutti gli appassionati di scoprire i segreti della crescita delle tartarughine, come spiega lo staff Veridea: Tartarughe terrestri e le sue peculiarità, le differenze tra specie terrestri e acquatiche, gli habitat, le più diffuse patologie. L’esperto illustrerà inoltre come prendersi correttamente cura delle tartarughe d’acqua e come realizzare una tartarughiera, affrontando gli aspetti relativi a filtrazione, riscaldamento, illuminazione e alimentazione. Tutti i corsi saranno aperti a tutti coloro che vorranno partecipare e non sarà necessario pagare alcuna quota di iscrizione. Per partecipare al corso sarà sufficiente presentarsi nel centro Viridea più vicino a casa propria nel giorno e nell’orario indicato dal calendario seguente: - Viridea Torri Di Quartesolo (VI): sabato 28 aprile, ore 10.30 e 15.30 - Viridea Cusago (MI): sabato 5 maggio, ore 10.30 - Viridea Rho (MI): sabato 5 maggio, ore 15.30 - Viridea Settimo Torinese (TO): sabato 19 maggio, ore 10.30 - Viridea Collegno (TO): sabato 19 maggio, ore 15.30 - Viridea Rodano (MI): sabato 26 maggio, ore 10.30 - Viridea San Martino Sicc. (PV): sabato 26 maggio, ore 15.30

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